Volatilità e perdita
- La volatilità dice quanto è normale muoversi, non quanto puoi perdere.
- Il drawdown dice quanti euro sono scesi dal massimo.
- Stesso mercato, strumenti diversi: oscillazioni diverse.
La volatilità è quanto un prezzo si muove intorno alla sua media. Spesso si usa la deviazione standard: se un fondo “si muove del 15% l’anno”, in un anno ordinario può stare, a spanne, tra −15% e +15% rispetto all’atteso. Non è un tetto: è una fascia. Fuori dalla fascia, negli anni rari, il movimento è più grande. Il 2008 e il 2020 stanno fuori. Dire “volatilità 15%” e pensare “non perderò più del 15%” è leggere la fascia come un contratto.
Perdere il 15% in un anno non è la volatilità: è un risultato. La volatilità dice quanto è normale muoversi. Il drawdown dice quanto sei sceso dal massimo. Si confondono perché entrambi parlano di movimento, ma solo il secondo ti dice quanti euro mancano per tornare dove eri. Un fondo può avere volatilità 15% e, in un anno, fare −25% dal picco. Le due misure non si contraddicono.
| Strumento | Movimento tipico in un anno ordinario | Cosa può fare in un anno raro |
|---|---|---|
| Obbligazioni brevi | pochi punti percentuali | scendere se i tassi salgono in fretta |
| Indice azionario largo | circa 15% | −30%, −50% (2008) |
| Una sola azione | molto di più | arrivare vicino a zero |
Nelle serie storiche americane dal 1926, l’indice azionario ha chiuso in negativo circa un anno su quattro. Nel 2008 l’S&P 500 ha perso circa il 37% (con i dividendi). Nel 2009 ha fatto +26%. Nel 2022 ha perso circa il 18%, nel 2023 ha fatto +26%. Non si può togliere il pezzo brutto e tenere quello bello: vengono insieme.
Gli errori più comuni
- Leggere “volatilità 15%” come “al massimo −15%”.
- Comprare l’azione che si conosce pensando di ridurre il rischio.
- Guardare il rendimento medio e ignorare l’anno peggiore.
In una frase: la volatilità è la fascia normale, il drawdown è il buco vero; lo strumento sceglie quanto grande può essere.