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LEZIONE 24

Pensione e TFR

IN BREVE

Il fondo pensione non è un ETF con un altro nome. Confonderli è il modo in cui si versa nel posto sbagliato, o si aspetta un pulsante che non c’è. Un ETF lo vendi quando vuoi: dai l’ordine, in pochi giorni i soldi tornano disponibili. Nel fondo pensione i soldi restano vincolati. Il vincolo è la contropartita dei vantaggi fiscali. Si sa prima di versare, non si scopre dopo.

In generale, il capitale si riceve alla pensione, di norma in parte come capitale e in parte come rendita. Prima ci sono le anticipazioni: per spese sanitarie straordinarie in qualsiasi momento (fino al 75%), per l’acquisto o la ristrutturazione della prima casa dopo 8 anni di partecipazione (fino al 75%), per altre esigenze dopo 8 anni (fino al 30%). Ci sono poi i riscatti in caso di perdita del lavoro, in certe condizioni. Le regole esatte stanno nel regolamento del tuo fondo.

Deduzione. I versamenti si deducono dal reddito fino a un tetto. Dal 2026 il tetto sale da 5.164,57 a 5.300 euro; il nuovo limite si usa nella dichiarazione dei redditi del 2027. Nel tetto rientrano i contributi del lavoratore e quelli del datore di lavoro; il TFR non conta. Chi è stato assunto per la prima volta dopo il 2007 può recuperare negli anni successivi (dal sesto) la deduzione non usata, fino a 7.950 euro l’anno: lo prevede la legge, ma va controllato con il proprio fondo.

Rendimenti. I rendimenti del fondo sono tassati al 20% (12,5% sulla parte investita in titoli di Stato). Prestazione. Quando i soldi escono, l’imposta parte dal 15% e scende di 0,30 punti per ogni anno oltre il quindicesimo di partecipazione, fino a un minimo del 9%. Dopo 35 anni, per esempio, è il 9%. Non è il 26% del dossier titoli: è un’altra imposta, su un altro strumento.

ETFFondo pensione
Quando puoi vendereQuando vuoiAlla pensione, o nei casi previsti
Tasse sul rendimento26% alla vendita20% sul rendimento annuo
Tasse all’uscitaIncluse nel 26%Da 15% a 9% sulla prestazione
Contributo del datoreNoSì, se hai un fondo di categoria
DeducibilitàNoSì, fino a 5.300 euro

Il TFR lasciato in azienda è un credito verso il datore. Si rivaluta con una formula (1,5% fisso più il 75% dell’inflazione ISTAT), non segue un indice di borsa. Destinarlo a un fondo pensione è un’altra scelta: il TFR che matura da quel momento va nel fondo e lì diventa un investimento, con un comparto e con la fiscalità del fondo. Per chi è stato assunto dopo il 28 aprile 1993 il TFR che confluisce è di regola il 100%. Per chi era già occupato a quella data la quota può essere più bassa.

Se il contratto prevede un fondo di categoria, spesso il datore versa una quota (in molti fondi tra l’1% e il 2% della retribuzione) a condizione che anche tu versi almeno la tua quota minima. Sotto la soglia, di regola, non parte. Sopra, parte.

Esempio: stipendio lordo di 30.000 euro. Versi l’1% (300 euro), l’azienda versa l’1,5% (450 euro). In un anno nel fondo entrano 750 euro, oltre al TFR. Se la tua aliquota marginale è il 33%, i tuoi 300 euro ti fanno risparmiare circa 99 euro di imposta: il costo netto per te è circa 201 euro, e nel fondo ne entrano 750. Quei 750 rientrano nel tetto di 5.300.

FlussoChi lo versaConta nel tetto di 5.300?
TFRMaturato dal momento dell’adesioneNo
Contributo del lavoratoreTu, in bustaSì
Contributo dell’aziendaIl datoreSì

Gli errori più comuni

In una frase: il fondo pensione è un secondo pilastro, vincolato ma con vantaggi fiscali e il contributo dell’azienda; si sceglie con il cedolino e con la data in cui serviranno i soldi.

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