Pensione e TFR
- Il fondo pensione è vincolato, ma ha un vantaggio fiscale e un contributo del datore.
- Il tetto di deduzione, dal 2026, è 5.300 euro; il TFR non rientra nel tetto.
- Versare la quota minima può sbloccare il contributo dell’azienda.
Il fondo pensione non è un ETF con un altro nome. Confonderli è il modo in cui si versa nel posto sbagliato, o si aspetta un pulsante che non c’è. Un ETF lo vendi quando vuoi: dai l’ordine, in pochi giorni i soldi tornano disponibili. Nel fondo pensione i soldi restano vincolati. Il vincolo è la contropartita dei vantaggi fiscali. Si sa prima di versare, non si scopre dopo.
In generale, il capitale si riceve alla pensione, di norma in parte come capitale e in parte come rendita. Prima ci sono le anticipazioni: per spese sanitarie straordinarie in qualsiasi momento (fino al 75%), per l’acquisto o la ristrutturazione della prima casa dopo 8 anni di partecipazione (fino al 75%), per altre esigenze dopo 8 anni (fino al 30%). Ci sono poi i riscatti in caso di perdita del lavoro, in certe condizioni. Le regole esatte stanno nel regolamento del tuo fondo.
Deduzione. I versamenti si deducono dal reddito fino a un tetto. Dal 2026 il tetto sale da 5.164,57 a 5.300 euro; il nuovo limite si usa nella dichiarazione dei redditi del 2027. Nel tetto rientrano i contributi del lavoratore e quelli del datore di lavoro; il TFR non conta. Chi è stato assunto per la prima volta dopo il 2007 può recuperare negli anni successivi (dal sesto) la deduzione non usata, fino a 7.950 euro l’anno: lo prevede la legge, ma va controllato con il proprio fondo.
Rendimenti. I rendimenti del fondo sono tassati al 20% (12,5% sulla parte investita in titoli di Stato). Prestazione. Quando i soldi escono, l’imposta parte dal 15% e scende di 0,30 punti per ogni anno oltre il quindicesimo di partecipazione, fino a un minimo del 9%. Dopo 35 anni, per esempio, è il 9%. Non è il 26% del dossier titoli: è un’altra imposta, su un altro strumento.
| ETF | Fondo pensione | |
|---|---|---|
| Quando puoi vendere | Quando vuoi | Alla pensione, o nei casi previsti |
| Tasse sul rendimento | 26% alla vendita | 20% sul rendimento annuo |
| Tasse all’uscita | Incluse nel 26% | Da 15% a 9% sulla prestazione |
| Contributo del datore | No | Sì, se hai un fondo di categoria |
| Deducibilità | No | Sì, fino a 5.300 euro |
Il TFR lasciato in azienda è un credito verso il datore. Si rivaluta con una formula (1,5% fisso più il 75% dell’inflazione ISTAT), non segue un indice di borsa. Destinarlo a un fondo pensione è un’altra scelta: il TFR che matura da quel momento va nel fondo e lì diventa un investimento, con un comparto e con la fiscalità del fondo. Per chi è stato assunto dopo il 28 aprile 1993 il TFR che confluisce è di regola il 100%. Per chi era già occupato a quella data la quota può essere più bassa.
Se il contratto prevede un fondo di categoria, spesso il datore versa una quota (in molti fondi tra l’1% e il 2% della retribuzione) a condizione che anche tu versi almeno la tua quota minima. Sotto la soglia, di regola, non parte. Sopra, parte.
Esempio: stipendio lordo di 30.000 euro. Versi l’1% (300 euro), l’azienda versa l’1,5% (450 euro). In un anno nel fondo entrano 750 euro, oltre al TFR. Se la tua aliquota marginale è il 33%, i tuoi 300 euro ti fanno risparmiare circa 99 euro di imposta: il costo netto per te è circa 201 euro, e nel fondo ne entrano 750. Quei 750 rientrano nel tetto di 5.300.
| Flusso | Chi lo versa | Conta nel tetto di 5.300? |
|---|---|---|
| TFR | Maturato dal momento dell’adesione | No |
| Contributo del lavoratore | Tu, in busta | Sì |
| Contributo dell’azienda | Il datore | Sì |
Gli errori più comuni
- Versare nel fondo i soldi che servono tra tre anni.
- Non versare la quota minima e perdere il contributo del datore.
- Dimenticare che il tetto di 5.300 comprende anche il contributo dell’azienda.
In una frase: il fondo pensione è un secondo pilastro, vincolato ma con vantaggi fiscali e il contributo dell’azienda; si sceglie con il cedolino e con la data in cui serviranno i soldi.